Multe con lo sconto del 30 per cento: approfondimenti e normative

multa_sconto_30.jpgCon l’entrata in vigore del cosidetto “Decreto del fare” (D.L. n. 69/2013) convertito il legge il 9 agosto 2013, sono state introdotte delle novità nel sistema delle sanzioni derivanti da infrazioni al codice della strada.

La nuova legge, fermo restando il pagamento entro i 60 giorni, consente al trasgressore di poter effettuare il pagamento con uno sconto del 30% entro 5 giorni dalla notifica o dalla contestazione dell’infrazione. La riduzione del 30% non si applica, secondo la normativa, in caso di infrazioni al codice della strada che prevedano come sanzioni accessorie la confisca del veicolo e la sospensione della patente.


Casi in cui è consentito il pagamento con la riduzione del 30 per cento

Il ministero dell’Interno, a mezzo di varie circolari, ha chiarito che il regime di pagamento ridotto del 30 per cento è applicabile anche nei seguenti casi:

  • per le violazioni commesse da un conducente titolare di patente di guida di categoria C, C+E, D, o D+E nell’esercizio di attività di autotrasporto di persone o cose;
  • per le violazioni commesse dal conducente di un veicolo immatricolato all’estero o munito di targa EE;
  • se si viola l’obbligo di copertura assicurativa di un veicolo, nel caso in cui il trasgressore entro 60 giorni diostri di aver stipulato la polizza RCA per il veicolo oggetto della violazione.

 

Violazioni che rendono inapplicabile la riduzione del 30 per cento

  • violazioni per le quali non è consentito il pagamento in misura ridotta
  • violazioni di natura penale (es. guida in stato di ebbrezza)
  • violazioni per cui è prevista la sanzione accessoria della confisca del veicolo (non è compresa la confisca, eventuale, prevista dall’art. 193, c.4, C.d.S. – mancanza di assicurazione -)
  • violazioni per cui è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.

Il “decreto del fare” prevede anche che il pagamento in misura ridotta si possa fare al momento della contestazione se l’agente accertatore sia dotato di strumenti per il pagamento elettronico.

Taxi: fuori dal servizio è consentito l’uso proprio

Quando il taxi non è in servizio ne è consentito l’uso “proprio”, quindi chiunque in possesso della patente di guida categoria “B” o superiori può condurlo.

Questo principio è sancito dall’ art. 14 comma 6 del Decreto Legislativo n. 422 del 19 novembre 1997, di cui segue il testo integrale:

“6. Ad integrazione dell’articolo 86 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, ai veicoli adibiti al servizio di piazza per il trasporto di persone di cui all’articolo 82, comma 5, lettera b), dello stesso decreto, e’ consentito l’uso proprio fuori servizio.”

Come si può notare in questo comma vengono citati gli artt. 82 e 86 del Codice della Strada (decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285), nello specifico:

  • l’art. 82 tratta della “Destinazione e dell’uso dei veicoli”
  • l’art. 86 tratta del “Servizio di piazza con autovetture con conducente o taxi”.

Nel gennaio del 2000 è stato inoltrato un quesito al Ministero dei Trasporti proprio per richiedere chiarimenti sulla documentazione necessaria alla guida di un taxi fuori dal servizio. La risposta al quesito di cui sopra, fornita dall’Unità di gestione dell’autotrasporto di persone e di cose del Ministero dei Trasporti con la risoluzione n. 8578-9337 del gennaio 2000, chiarisce che nulla vieta l’uso del taxi al di fuori dal servizio anche a persone sprovviste del CAP (certificato di abilitazione professionale) purchè sia guidato per esigenze personali e comunque non professionali.

 

taxi.jpg